Archivio per Categoria Immobiliare

Vendere senza aver sanato le spese condominiali: si può fare?

Vorrei vendere un appartamento senza aver prima sanato le spese condominiali.

È possibile?

Chi è interessato a vendere un appartamento senza aver sanato le spese condominiali è a tutt’oggi libero di farlo.

Mettere in vendita un’abitazione in un condominio è una delle pratiche di compravendita più diffuse.

Questo perché, soprattutto nelle grandi città, questa è la tipologia abitativa più apprezzata e commercializzata.

Le spese di condominio sono a carico del proprietario dell’immobile.

Solitamente, in fase di vendita, il venditore sana le spese condominiali in modo da arrivare all’atto di rogito con un debito azzerato.

È quindi possibile vendere un appartamento senza aver prima sanato le spese condominiali, a patto che queste vengano estinte prima del rogito.

In caso di vendita con debiti nei confronti del condominio, è l’acquirente a dover pagare questi essendo lui il nuovo proprietario dell’immobile.

In questi casi, l’acquirente può fare rivalsa legale sul venditore per farsi risarcire la somma dovuta.

Chi acquista può comunque tutelarsi da quest’eventualità.

L’acquirente può chiedere e pretendere dal venditore una certificazione, rilasciata dall’amministratore di condominio, (articolo 1130, n.9, del codice civile), in cui si conferma l’assenza di arretrati e la totalità delle spese pagate maturate fino alla data del rogito.

Questa certificazione può essere richiesta soltanto dal venditore in quanto attuale proprietario dell’immobile.

Diversamente, richiederla come acquirente violerebbe le regole sulla privacy condominiale.

L’acquirente può anche far inserire nel contratto di compravendita una scrittura ad hoc.

Questa clausola definisce che le spese di condominio dell’anno in corso o in quello precedente vengano addebitate solo al venditore.

Quest’ultima soluzione, è valida soltanto tra le parti e quindi non nei confronti del condominio.

Per questo motivo, il condominio può, legalmente, richiedere la cifra dovuta al nuovo condomino.

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Si può vendere una casa con vincolo storico-artistico?

Vorrei mettere in vendita un antico edificio di mia proprietà ma non so se si può vendere una casa con vincolo storico-artistico.

Ci sono restrizioni particolari o posso venderlo privatamente in tranquillità?

Vendere una casa con vincolo storico-artistico è possibile ma rispetto ad una classica compravendita deve sottostare a precise dinamiche.

Il venditore deve, anzitutto, recarsi insieme al compratore da un notaio. 

Il professionista notarile scelto per il rogito deve informare entrambe le parti in causa dell’iter per vendere una casa con vincolo storico-artistico.

Ma soprattutto, il notaio, deve mettere a conoscenza del venditore e dell’acquirente della denuncia allo Stato, entro 30 giorni dalla compravendita dell’immobile interessato.

Denuncia allo stato

Per effettuare la denuncia allo stato, di solito, si occupa il notaio stesso.

Il professionista notarile farà presente alle parti che lo stato italiano ha 60 giorni di tempo, dall’avvenuta ricevuta della denuncia stessa, per esercitare il diritto di prelazione sull’immobile.

Durante questo lasso temporale che va’ dalla vendita dell’immobile alla fine del tempo di prelazione dello Stato, la compravendita è valida, ma “sospesa”.

Questa sospensione è data dal fatto che l’acquirente non ha ancora la disponibilità materiale della casa.

In questo caso la legge stessa ne fa espressamente divieto di utilizzo.

Passati i 60 giorni dalla denuncia, e senza che lo stato italiano abbia esercitato il suo diritto di prelazione, la compravendita diventa effettiva e legale.

Per una tutela del compratore e del venditore, è consigliabile il pagamento di una parte della cifra per la compravendita solo nel momento in cui si definisce la non prelazione statale e, dunque, l’avvenuta vendita privata.

In caso la denuncia allo stato venisse nascosta e scoperta o presentata oltre i termini previsti, lo stato italiano avrebbe diritto a 180 giorni per poter effettuare la prelazione. 

Se la compravendita è realizzata senza rispettare l’iter previsto, è da considerarsi nulla.

In questo caso l’azione per comprovare la nullità della vendita è realizzata esclusivamente da parte dello stato.

Se lo stato effettua la prelazione, il compratore, deve restituire all’acquirente tutta la somma incassata per la vendita del bene storico-artistico.

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Vendere un’immobile senza agibilità: è possibile?

Vorrei vendere un immobile senza certificato di agibilità che ho in campagna.

Posso oppure è illegale?

Vendere un immobile senza agibilità è possibile ma è particolarmente rischioso e difficile.

La compravendita di una casa può essere realizzata anche se non è stato rilasciato il certificato di agibilità.

In questo caso l’atto per il trasferimento della proprietà resta comunque valido.

Detto questo, la mancanza della segnalazione certificata di agibilità (ex certificato di agibilità, dopo l’entrata in vigore del D.lgs. 222/2016) ha una grande importanza all’interno della compravendita dell’immobile.

Come afferma la corte di cassazione con la sentenza n. 2294 del 30 gennaio 2017, pur non bloccando la vendita dell’immobile, con l’atto di trasferimento che resta comunque valido, l’assenza dell’agibilità è vista come un inadempimento del contratto da parte del venditore.

Secondo norma e regolarità, chi vuole vendere una casa ha l’obbligo di consegnare all’acquirente la segnalazione certificata di agibilità.

senza questa certificazione l’immobile è considerato incommerciabile.

La corte di cassazione considera il venditore come un trasgressore del contratto di compravendita, in quanto con la mancanza dell’agibilità, si vende una cosa diversa da quella pattuita inizialmente.

Chi non presenta o richiede la segnalazione certificata di agibilità è equiparato, secondo la legge, a colui che non ha l’agibilità perché le condizioni dell’immobile non lo permettono.

Inoltre, l’acquirente che compra un immobile ignaro dell’assenza dell’agibilità, ha 10 anni per fare causa al venditore.

Quindi, vendere un immobile senza agibilità è possibile se l’acquirente è a conoscenza della mancanza del certificato e la accetti.

È comunque una pratica da evitare, in quanto rende l’immobile incommerciabile e quindi difficilmente vendibile.

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Come vendere un immobile ereditato da più persone?

Come vendere un immobile ereditato da più persone, nel mio caso da me e dai miei cugini?

Per poter vendere un immobile ereditato da più persone, queste devono, di comune accordo, aver presentato la dichiarazione di successione e accettato l’eredità. 

Dopo questo primo passo si può, quindi, procedere alla vendita di ciascuna quota ereditaria dell’immobile al compratore. 

Per vendere un immobile ereditato da più persone, come per qualsiasi compravendita immobiliare, bisogna avere i documenti necessari e recarsi da un notaio insieme all’acquirente finale. 

Una volta effettuata la vendita di tutte le quote della casa, la proprietà dell’immobile passa dai coeredi all’acquirente, il quale ne diventa proprietario unico.

Quando gli eredi non riescono a decidere di comune accordo su cosa farne dell’immobile ereditato, ciascuno di questi può rivolgersi al tribunale per chiedere la divisione dell’eredità

Divisione dell’eredità

Per richiedere questa divisione, il coerede deve farsi rappresentare e difendere da un avvocato.

Il legale però, prima di notificare l’atto di divisione, deve aspettare la fase del procedimento di mediazione obbligatoria.

Se anche questo tentativo di mediazione non ha successo, la domanda di divisione dell’eredità va fatta attraverso un atto giudiziale che deve essere notificato a tutti gli eredi.

La fase di divisione deve essere gestita da un giudice che può a sua volta delegare un notaio, un commercialista o un avvocato.

Il giudice o il professionista delegato imposta poi un progetto di divisione in natura, maggiormente scelto in quanto permette di evitare la dispersione del patrimonio ereditario.

Questa divisione, però, non è sempre possibile nel campo immobiliare. 

Questo perché fino a quando si tratta di grandi immobili con più vani e ingressi si può dividere fisicamente in modo più semplice, mentre in caso di appartamenti con ingressi unici o di poche stanze, questo risulta complesso.

Quindi, in caso di situazioni non divisibili, le scelte che si possono fare sono quelle in cui:

  • L’immobile è assegnato a uno degli eredi che deve pagare tutte le quote agli altri coeredi.   Per la definizione del valore dell’immobile, questo viene stabilito secondo il valore di mercato.

Nel caso in cui tutti gli eredi vogliono l’immobile in questione, il giudice procede ad un sorteggio.

  • L’immobile è venduto all’incanto secondo le procedure proprie delle aste giudiziarie.

Vendita delle quote singole

Prima di effettuare la divisione in natura, ogni singolo erede può decidere di vendere la propria quota.

Se tutte le quote sono cedute dai vari coeredi ad un unico erede, la comunione ereditaria si scioglie senza il bisogno di arrivare al procedimento di divisione.

Un coerede può anche decidere di vendere la propria parte di quote ereditarie ad una persona al di fuori dell’eredità.

In questo caso, il terzo soggetto deve rispettare il diritto di prelazione di ciascuno degli altri coeredi.

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Vendere un immobile prima che vada all’asta: è possibile?

I miei genitori rischiano di perdere la casa per problemi con la banca e vorrei evitare che vada pignorata.

È possibile venderla privatamente prima che vada all’asta?

Vendere un immobile prima che vada all’asta è difficile ma non impossibile.

Le aste giudiziarie sono uno dei mezzi previsti dalla legge per realizzare la vendita di beni e immobili appartenenti ad un debitore.

Così facendo, i creditori, possono recuperare le somme che gli spettano, estinguendo tutto o in parte il debito.

In sintesi, quindi, l’unico modo per liberarsi da un pignoramento è estinguere la pendenza economica. 

Risolvere questa situazione debitoria e vendere un immobile prima che vada all’asta si può.

Per fare questo, bisogna intraprendere una trattativa finalizzata al raggiungimento di un accordo bonario, a saldo e stralcio, senza nulla a pretendere, con lo scopo di liberare e soddisfare tute le parti in causa. 

L’accordo transattivo coinvolgerà quindi sia l’istituto o gli istituti di credito interessati, l’acquirente e il debitore.

Tuttavia, come già affermato per gli immobili sotto ipoteca, questo genere di compravendita immobiliare è molto difficile da effettuarsi.

Difficile perché chi acquista deve sottostare ad una situazione complessa e stressante, diversa dalla classica vendita immobiliare.

Detto questo, oltre al lato negativo, anche in questa situazione ci sono degli aspetti che vanno visti sotto una luce più positiva e “vantaggiosa”.

I vantaggi della vendita prima di arrivare all’asta

Vendere la casa prima che vada all’asta, consente al suo valore di non essere ribassato, con il concreto rischio di lasciare insoddisfatte le parti e offrendo quindi benefici non solo per il debitore. 

Dal punto di vista dell’acquirente, egli avrà il vantaggio di diventare proprietario di un immobile pagandolo una cifra decisamente inferiore rispetto a quella di mercato.

I creditori avranno tutto l’interesse a raggiungere un accordo transattivo.

Questo perché potranno evitare le conseguenze del deprezzamento dell’immobile e non dovranno sottoporsi alle lungaggini dell’asta.

In questa maniera riusciranno ad ottenere una somma tale da poter, più o meno, eguagliare il credito vantato.

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Vendere una casa con ipoteca: è possibile?

Mi trovo in difficoltà economiche e vorrei vendere la mia abitazione per estinguere il mutuo residuo e poter pagare altri debiti personali.

È possibile vendere una casa con ipoteca?

Vendere una casa con ipoteca è possibile, ma solo a determinate condizioni che ne riducono di molto l’appetibilità di fronte ad un acquirente.

Teoricamente, la vendita di una casa ipotecata si può realizzare, ma in pratica è molto difficile.

Difficile perché, questo genere di compravendite immobiliari, risultano particolarmente rischiose e vincolanti per chi acquista.

A livello giuridico, l’atto per vendere una casa con ipoteca è valido solo se chi decide di acquistare l’immobile è fin dall’inizio a conoscenza di questa situazione e ne accetta rischi e pericoli. 

In caso contrario, se l’acquirente risulta ignaro della presenza dell’ipoteca e la scopre ad esempio tramite i documenti dell’immobile, può richiedere la risoluzione del contratto.

Questo perché, con la compravendita della casa, l’acquirente si carica anche dell’ipoteca che pesa su di essa. 

In parole povere, qualora il venditore smetta di pagare il suo debito con la banca, questa può tranquillamente pignorare la casa anche se venduta ad altra persona.

La casa ipotecata può essere venduta dall’acquirente anche ad un terzo soggetto, in quanto come accaduto per lui, anche in questo caso l’ipoteca che è vincolata all’immobile passa al nuovo proprietario.

Quindi, in conclusione, difficilmente si riesce a vendere una proprietà ipotecata. 

Anche ad un prezzo ribassato, chi sarebbe disposto a pagare un immobile sapendo che potrebbe essergli pignorato? 

Come poter vendere una casa ipotecata

In questi casi di immobile sotto ipoteca, la soluzione maggiormente praticata è quella che vede il venditore, risolvere il tutto in un’unica operazione.

Chi vende l’immobile riceverà la somma della vendita e contemporaneamente pagherà il creditore fino alla completa copertura del debito.

Facendo questo, sempre in contemporanea con la compravendita, il creditore si deve impegnare ad eliminare l’ipoteca sull’immobile interessato. 

Solitamente, tutta questa situazione di scambio di denaro, avviene in un unico incontro davanti al notaio alla presenza del venditore, dell’acquirente e del creditore.

Questo incontro avviene alla presenza di tutte le parti in modo che l’acquirente prima di versare la cifra pattuita per l’acquisto della casa si possa assicurare che contemporaneamente l’immobile venga liberato dall’ipoteca.

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Quali documenti richiedere ad un acquirente

Voglio vendere un appartamento di mia proprietà ma prima di iniziare a pubblicizzare la casa vorrei avere maggiori informazioni su quali documenti devo richiedere ad un acquirente in fase di vendita.

Durante una compravendita immobiliare, il venditore deve sapere quali documenti richiedere ad un acquirente in fase di vendita

Per la vendita veloce e sicura di un immobile i documenti di maggior importanza sono quelli che assicurano la sua regolarità fisica ed economica.

Questi documenti devono essere obbligatoriamente forniti dal venditore, in quanto necessari per la realizzazione della compravendita.

Oltre a queste documentazioni necessarie da parte di chi vende, anche l’acquirente deve fornire dei documenti che devono confermare la regolarità della persona fisica o giuridica. 

L’acquirente, quindi, deve fornire i propri documenti personali e altri documenti che ne attestino l’identità, la residenza, lo stato civile, etc.

DOCUMENTI CHE DEVE FORNIRE L’ACQUIRENTE PER LA COMPRAVENDITA

Come già detto in precedenza , quando si effettua la compravendita l’acquirente deve presentare diverse documentazioni che si tratti di persona fisica o persona giuridica.

Persone Fisiche

  • Documento d’identità
  • Codice fiscale
  • Estratto atto di matrimonio, certificato di unione civile o certificato di stato libero.
  • Convenzioni patrimoniali o accordi di convivenza (se presenti)
  • Copia del permesso di soggiorno o del visto d’ingresso (se si tratta di persone non residenti nell’Unione Europea)

Persone Giuridiche

  • Documenti d’identità del rappresentante legale
  • Denominazione della sede, legale e codice fiscale
  • Delibera con delega poteri (se eventualmente presente)

Quindi, in conclusione, sia l’acquirente che il venditore devono presentare dei documenti necessari alla compravendita dell’immobile.

Questi documenti da presentare sono comunque di maggiore entità per quanto riguarda chi vende, piuttosto che per chi compra.

Questo perché il venditore, essendo colui che possiede l’immobile, deve presentare oltre ai propri riferimenti personali, anche altri documenti che attestino la regolarità legale, urbanistica, catastale, energetica ed economica della casa in vendita.

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Documenti necessari per vendere casa

Voglio vendere il mio appartamento, ma prima di cominciare vorrei sapere, quali sono i documenti necessari per vendere casa?

La decisione di vendere una casa non è mai un evento semplice da affrontare.

Che sia per motivi lavorativi, personali o economici, la vendita di un immobile per essere realizzata deve poter contare su documenti che ne attestino la regolarità.

Una documentazione precisa e dettagliata consentirà una vendita più veloce e meno problematica.

Se non si hanno già tutti a disposizione, è necessario cercare i documenti per sapere se da prima della messa in vendita ci sono difformità o situazioni economiche da sistemare sull’immobile.

Tutto questo per evitare spiacevoli situazioni dell’ultimo minuto che in molti casi hanno fatto fallire le trattative per la compravendita.

I documenti necessari per vendere casa sono di due tipi e cioè quelli legati all’immobile e quelli personali del venditore.

Documenti dell’Immobile

  • APE – Attestato di Prestazione Energetica (Da possedere o far realizzare già dalla messa in vendita dell’immobile).
  • Visura ipotecaria (Per verificare se ci sono vincoli o pendenze economiche sull’immobile).
  • Visura e planimetria catastale (Per verificare la regolarità a livello di costruzione e corrispondenza degli spazi della casa).
  • Certificato di destinazione urbanistica (Indica i dati del fabbricato o del terreno, la destinazione urbanistica, parametri urbanistici, l’indice del dissesto dei versanti e l’indice di inondabilità dell’immobile).
  • Certificato di agibilità o abitabilità (Che attesta le condizioni di sicurezza, igiene e risparmio energetico della casa).
  • Atto di provenienza
  • Per la certezza della proprietà dell’immobile).
  • Certificazioni di conformità degli impianti e libretto della caldaia.
  • Copia del contratto di mutuo (se sull’immobile ancora c’è un mutuo non estinto).
  • Regolamento di condominio (da possedere e consegnare se si vende un appartamento o un immobile in un condominio).
  • Dichiarazione di regolare pagamento delle spese condominiali (stessa condizione del regolamento di condominio).

Documenti Personali

  • Carta d’identità
  • Codice fiscale
  • Certificato di residenza
  • Estratto di nascita
  • Certificato di stato civile / Estratto dell’atto di matrimonio
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Meglio acquistare la casa in contanti o con mutuo?

Ho intenzione di acquistare un piccolo appartamento che ho trovato a poco prezzo ma non so se è meglio acquistare la casa in contanti o prendendo un mutuo?

Uno dei dubbi più frequenti quando si decide di comprare un immobile riguarda la scelta del metodo di pagamento e cioè se è meglio acquistare la casa in contanti o con mutuo.

Potrebbe sembrare a prima vista un dubbio di semplice soluzione ed invece è sempre bene analizzare accuratamente la situazione.

In caso di obbligo di acquisto tramite mutuo per disponibilità economica ridotta, questo problema non sussiste.

Questo perché, in questa situazione, la strada che porta alla banca è l’unica soluzione fattibile e realistica.

CONTANTI, MUTUO O ENTRAMBI?

Anche se si possiede l’intera somma per l’acquisto dell’immobile in contanti, può paradossalmente essere giusto prendere in considerazione un mutuo. 

Questo perché pagando in contanti si evita si di contrarre un debito con una banca, ma questa scelta può lasciare poca liquidità a disposizione.

Utilizzando un mutuo si paga poco alla volta, una soluzione sicuramente più sostenibile per la maggior parte dei possibili acquirenti. 

Chi ha sia liquidità economica che disponibilità per un mutuo sceglie sempre con maggior frequenza una divisione dell’acquisto della casa tra questi due metodi di pagamento. 

Comprare parte della casa con liquidità e parte con mutuo, consente di poter mantenere una disponibilità in contanti.

Questa liquidità verrà utilizzata per poter poi sostenere le spese notarili con le relative imposte, i possibili costi dell’agenzia immobiliare e gli arredi, oltre alle altre spese legate all’immobile.

Come già detto in precedenza, scegliere di pagare la casa in contanti è vantaggioso perché evita di contrarre un debito con la banca per molti anni.

L’impegno nei confronti della banca infatti può avere tempi molto lunghi.

Ad oggi i mutui possono durare fino ai 30 anni durante i quali dovrai pagare anche gli interessi passivi.

Oltre a questo, pagare in contanti la casa ha costi più bassi rispetto al mutuo.

Questo perché non si devono pagare oltre agli interessi alla banca, anche gli onorari e le tasse al notaio e allo Stato relative all’atto di mutuo. 

L’ideale conclusione sarebbe quella di poter pagare tutto in contanti.

Un “tutto” che riguarda, oltre che la vera e propria compravendita della casa, anche le spese extra.

Quindi, prima di puntare decisi su di un metodo di pagamento per acquistare la casa, controllate bene i fondi che avete a disposizione e agite di conseguenza.

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Meglio acquistare o prendere in affitto una casa?

Ho trovato un lavoro stabile e vorrei rendermi indipendente dalla mia famiglia andando a vivere con la mia fidanzata.

Meglio acquistare o prendere in affitto una casa?

Quando si decide di andare a vivere da soli, andare a convivere con il proprio compagno/compagna o semplicemente cambiare abitazione, la domanda più importante che ci facciamo e che ci dovremmo fare è quella relativa al decidere se è meglio acquistare o prendere in affitto una casa.

Si tratta infatti di un passo molto importante che sicuramente ci condizionerà la vita. 

Noi italiani sia per tradizione che per vero e proprio dogma nazionale siamo stati sempre spinti a considerare l’acquisto di casa un fondamento del nostro pensiero.

L’acquisto della casa è sempre stato visto come un investimento sicuro e lo scopo finale per una vita realizzata e felice, seguito dal matrimonio e da un lavoro con il posto fisso.

Ad oggi, vista la situazione economica e culturale, questa concezione di investimento sul mattone sta mutando e influenzando le nuove generazioni.

I giovani fino ai 35 anni rivalutano l’acquisto della casa in base ai cambiamenti del mondo che vivono.

Con una situazione lavorativa che diventa sempre più dinamica e sempre meno stabile, ci si sta orientando sempre maggiormente su situazioni in affitto.

Il rendersi indipendenti dalla famiglia e l’andare a vivere da soli è ancora la scelta preferita per i giovani.

Con i nuovi contratti lavorativi a tempo determinato questa voglia di indipendenza è diventa però sempre più difficile in quanto per acquistare una casa, difficilmente si può contare sulla concessione di un mutuo da parte delle banche.

Per questo ed altri motivi è necessario valutare bene i pro e i contro relativi all’affitto o all’acquisto dell’immobile dove andremmo a trasferirci.

PERCHÉ ACQUISTARE

PREZZI BASSI

Chi può acquistare un immobile si trova in un periodo d’oro, con i prezzi delle case al ribasso e con i tassi dei mutui ai minimi storici.

AUTONOMIA DI INTERVENTO

Inoltre, essendo noi i proprietari della casa possiamo decidere in maniera del tutto autonoma di effettuare qualsiasi tipo di intervento di ristrutturazione o modifiche varie.

INVESTIMENTO SICURO

Con l’acquisto della casa, se per diverse situazioni lavorative, economiche o personali, dovessimo vendere, avremmo un ritorno economico da poter riutilizzare, mentre con l’affitto ci ritroveremmo ad aver speso mensilmente una certa cifra per ritrovarci poi con niente in mano.

TRANQUILLITÀ ABITATIVA

Acquistando una casa ci assicuriamo di avere un’abitazione sicura, il cosiddetto “tetto sopra la testa”.

Abitando un’immobile in affitto vivremmo in una situazione di precarietà abitativa, visto che a scadenza del contratto il proprietario potrebbe mandarci via, costringendoci ad una nuova ricerca di casa con tutte le problematiche derivanti.

GUADAGNO

L’immobile può essere messo a reddito, con un guadagno derivante dall’affitto di questo.

PERCHÉ ANDARE IN AFFITTO

ECONOMICO

L’affitto è indicato per tutti coloro che non hanno un’immediata disponibilità economica, non dipendendo dalla concessione di mutui o prestiti.

NON VINCOLATO A MUTUO

Inoltre, a differenza da un acquisto con mutuo, con la formula dell’affitto, non si è vincolati alla banca con una rata mensile dispendiosa e dalla lunga durata ma si può spostare questo importante investimento per l’acquisto di altri beni.

MINOR TASSAZIONE, MANUTENZIONE E SPESE

Molte volte, nell’acquisto dell’immobile non si valutano tutti gli aspetti relativi alla tassazione, alla manutenzione e alle spese che ne scaturiscono negli anni.

In caso di lavori di sistemazione della casa, nella maggior parte dei casi è il proprietario dell’immobile a farsi carico delle spese che possono essere anche di grande entità.

MAGGIOR VERSATILITÀ DI TRASFERIMENTO

L’affitto permette una maggiore versatilità circa gli eventi che possono capitare nella vita.

Prendendo in locazione un’immobile avremmo la possibilità di un trasferimento più veloce senza dover stare a pensare ad una vendita dell’immobile che richiederebbe tempo e denaro, vincolando le nostre scelte e tempistiche.

In conclusione, l’acquisto o l’affitto di una casa è una scelta personale molto importante e delicata che dipende da diversi fattori da valutare attentamente.

Una scelta che, come visto, dipende fortemente dalla situazione economica che si vive.

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