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È vero che il riscaldamento a pavimento ha dei consumi alti?

Vorrei valutare l’installazione di un impianto radiante nella mia casa, ma sento pareri contrastanti; è vero che il riscaldamento a pavimento ha dei consumi alti?

Il riscaldamento a pavimento è un sistema che, negli ultimi anni, ha avuto una larga diffusione. Questa tecnologia era già stata progettata negli anni ’50; il suo impiego, tuttavia, è ripreso solo di recente, da quando cioè sono stati migliorati i materiali di cui l’impianto è composto. Per capire se è vero che il riscaldamento a pavimento ha dei consumi alti, vediamo prima brevemente come funziona.

Struttura di un impianto di riscaldamento a pavimento

I moderni impianti di riscaldamento a pavimento sono strutturati, essenzialmente, con un sistema di tubi e serpentine, che vengono installati sotto il massetto. La struttura è composta anche di materiali isolanti (sotto le serpentine) e di materiali conduttori (sopra l’impianto), al fine di sprigionare al meglio il calore. Come si può intuire, la sua installazione comporta delle opere murarie, il cui costo va ad aggiungersi a quello dell’impianto stesso.

Costi di installazione

Per avere un’idea del tutto indicativa, che quindi non tiene conto della posizione geografica della casa, né di altre variabili come isolamento e coibentazione, possiamo dire che un impianto di riscaldamento a pavimento costa in media tra i 50 e i 70 euro per metro quadrato, inclusa l’installazione. Per un’abitazione di 100mq, bisognerà quindi preventivare una spesa di circa 6.000€. Affinché l’impianto sia più efficiente, servirà tuttavia l’installazione di una moderna caldaia a condensazione; ancor meglio se c’è la possibilità di utilizzare dei pannelli solari termici. Questi costi, di conseguenza, vanno aggiunti alla spesa per l’impianto.

Consumi del riscaldamento a pavimento

Un impianto di riscaldamento a pavimento riesce a funzionare con acqua a basse temperature; per intenderci, la cosiddetta temperatura di mandata si aggira intorno ai 30/40°C, contro i 70° di un impianto tradizionale. Ciò comporta un minor dispendio di energia per riscaldare l’acqua nelle tubazioni. L’impianto, quindi, va lasciato sempre accesso, con una temperatura ambiente impostata tra 18/20°C, affinché raggiunga una buona inerzia termica. Questo lo rende poco adatto alle abitazioni poco vissute, ma comporta un buon risparmio energetico per chi invece vive molto la casa. Con le dovute accortezza, dunque, un impianto di riscaldamento a pavimento, può consentire un risparmio dei consumi fino al 30%, rispetto ad un impianto tradizionale, con termosifoni a convenzione.

Conclusioni

Possiamo quindi concludere che non è assolutamente vero che il riscaldamento a pavimento abbia consumi alti, ma che anzi, al contrario, consenta un buon risparmio in bolletta. Benché il suo costo iniziale sia un po’ più alto rispetto al sistema tradizionale, i suoi consumi contenuti permettono di ammortizzare la spesa iniziale in poco tempo.

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Come funziona il riscaldamento per irraggiamento?

Devo sostituire l’impianto di riscaldamento della mia casa e vorrei evitare il classico sistema per convenzione: come funziona il riscaldamento per irraggiamento?

Tutti conosciamo, certamente, il funzionamento del classico riscaldamento per convezione, per intenderci quello con i termosifoni o termoconvettori. Altrettanto certamente, ne conosciamo anche i maggiori limiti: aria secca e ampia differenza di temperatura tra il pavimento e il soffitto. In questo articolo, pertanto, proveremo a capire come funziona il riscaldamento per irraggiamento, una valida e moderna alternativa alla convenzione.

Come funziona il riscaldamento per irraggiamento

Per avere un’idea di massima, possiamo dire che il riscaldamento per irraggiamento trasferisce velocemente calore, da un elemento caldo a quelli freddi della stanza. Nel sistema per convenzione, invece, il riscaldamento dell’aria avviene tra due superfici calde. I più comuni sistemi di questo tipo sono le stufe a infrarossi e il riscaldamento a pavimento.

Stufe a infrarossi

Le stufe elettriche a infrarossi, attraverso la propagazione di onde elettromagnetiche, riscaldano gli oggetti e i corpi raggiunti dai raggi. In questo modo, non scaldano l’aria, ma i muri della stanza ed i corpi in essa presenti, senza quindi la spiacevole sensazione di clima secco che può creare un impianto a convenzione.

Riscaldamento a pavimento

Spinto soprattutto dalla diffusione delle caldaie a condensazione, il riscaldamento a pavimento è un sistema che sta conoscendo una grande diffusione. In sostanza, l’impianto di tubi riscaldati viene posto sotto il massetto e, attraverso il pavimento, propagherà il calore dal basso verso l’alto della stanza.

Vantaggi di un impianto a pavimento

Un impianto a pavimento riesce a scaldare efficacemente gli ambienti, anche con una bassa temperatura dell’acqua (intorno ai 30/35°C); per questo è ideale il suo abbinamento con una caldaia a condensazione. Ciò si traduce in bassi consumi e, quindi, in un sostanziale risparmio energetico, ai quali vanno aggiunti i relativi sgravi fiscali. Un impianto a pavimento, inoltre, non crea sbalzi termici tra la parte bassa della stanza ed il soffitto, uniformando la temperatura ambiente. Ultimo, ma non da meno, non si avrà l’ingombro dei termosifoni.

Considerazioni su un impianto a pavimento

I pregi di un impianto di questo tipo sono certamente molto validi, ma ci preme precisarne anche alcune caratteristiche che non lo rendono adatto a tutte le situazioni. In primo luogo, il costo di realizzazione è piuttosto alto ed il motivo è abbastanza intuitivo; per realizzare un sistema di riscaldamento a pavimento, sono necessarie delle onerose opere murarie. Un’altra considerazione è quella in merito alla sua funzionalità; questo tipo di impianti, infatti, sono efficienti quando restano sempre accessi. Ciò li rende, pertanto, poco adatti in case poco abitate.

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Come si calcola il numero di elementi di un radiatore?

La mia casa è dotata di un’ampia taverna che vorrei ristrutturare; al momento, dispone solo del camino ma, visto che dovrò fare dei lavori, ho pensato di installare anche dei termosifoni. Vorrei sapere: come si calcola il numero di elementi di un radiatore?

Quando si ristruttura una casa, o anche un solo ambiente, può essere necessario progettare di nuovo l’impianto di riscaldamento. Se poi, come in questo caso, non c’è un impianto preesistente, bisognerà stabilire il dimensionamento dei radiatori, affinché questi scaldino a sufficienza l’ambiente. Per capire come si calcola il numero di elementi di un radiatore, vediamo prima come funziona questo importante complemento.

Funzionamento del radiatore

Il radiatore, o più comunemente il termosifone, propaga nell’ambiente il calore prodotto dall’acqua che scorre al suo interno. Tale acqua viene prima scaldata dalla caldaia e poi distribuita nei radiatori, attraverso le tubazioni.

Calcolare il numero di elementi di un radiatore

Come nel caso del calcolo del fabbisogno termico, le indicazioni che vi daremo di seguito servono solo per avere un’idea di massima. Per un calcolo accurato, dovrete rivolgervi al vostro installatore di fiducia. Per effettuare il calcolo approssimativo, bisognerà comunque tenere in considerazione i seguenti fattori:

  • il volume dell’ambiente
  • le calorie necessarie per scaldarlo
  • la potenza di ogni elemento del radiatore.

Esempio

Per rendere più facile la comprensione di questo calcolo, vediamo direttamente un esempio.

Ipotizziamo di dover calcolare gli elementi di un radiatore, per scaldare una taverna delle seguenti dimensioni: lunghezza 6 metri, larghezza 5 metri, altezza 3 metri. Il volume dell’ambiente sarà quindi di 6x5x3=90 metri cubi. A questo punto, dobbiamo moltiplicare i metri cubi per le chilocalorie, che stabiliremo su un valore medio di 30kcal; quindi 90×30=2700kcal. Non ci resta che dividere le chilocalorie totali per la potenza di ogni singolo elemento del radiatore che, convenzionalmente, stabiliremo essere di 200kcal; quindi 2700:200=13,5. Questo è il numero, molto indicativo, di elementi radianti necessari per riscaldare una stanza di 90 metri cubi.

Conclusioni

I dati sopra descritti, ricordiamo, non tengono conto di alcuni importanti fattori, necessari per avere un calcolo esatto del numero di elementi di un radiatore. Un buon installatore, infatti, terrà conto anche dell’esposizione dell’immobile, del suo grado di isolamento e coibentazione, nonché della zona climatica in cui la casa si trova. Rivolgersi ad un professionista, quindi, è necessario per avere un computo preciso e, di conseguenza, raggiungere il comfort desiderato in casa.

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Come si sceglie la tipologia del termosifone?

Devo sostituire l’impianto di riscaldamento nella mia casa di vacanza e vorrei sapere: come si sceglie la tipologia del termosifone?

Quando si decide di apportare delle modifiche all’impianto di riscaldamento della propria abitazione, la sostituzione dei termosifoni rappresenta un elemento centrale. Dal momento che le variabili da valutare sono molte, proviamo a vedere insieme come iniziare ad orientarsi, ancor prima di contattare l’installatore.

Considerazioni preliminari

Lo stile della casa, la sua funzione (casa principale o seconda casa) e la sua ubicazione, giocano un ruolo fondamentale nella scelta dei termosifoni, così come le dimensioni degli ambienti da riscaldare. Sarà essenziale, dunque, avere una precisa risposta a tali questioni, al fine di capire come si sceglie la tipologia del termosifone.

Tipologie di termosifoni

Se prendiamo in considerazione il tradizionale riscaldamento per convenzione, le tipologie di termosifoni si dividono, essenzialmente, in tre materiali:

  • ghisa
  • acciaio
  • alluminio.

Ghisa

Il più classico e tradizionale calorifero è certamente quello in ghisa; dotato di un’ottima inerzia termica, impiega un po’ a scaldarsi, ma si raffredda molto lentamente. È consigliato, quindi, se la casa è vissuta costantemente. I termosifoni in ghisa hanno un costo contenuto, anche se, lo ricordiamo, non vantano una vasta gamma di personalizzazioni; ciò li rende adatti, per lo più, ad ambienti di taglio classico o rustico.

Alluminio

I termosifoni in alluminio sono i più economici sul mercato, nonché i più facili da installare. Disponibili in un’ampia varietà di linee estetiche, hanno una buona resa termica e scaldano velocemente l’ambiente, pur raffreddandosi presto, una volta che l’impianto viene spento.

Acciaio

Quelli in acciaio sono, certamente, i caloriferi più moderni. Disponibili in un’infinità di varianti estetiche, dalle linee eleganti e contemporanee, sono la scelta giusta per chi vuole coniugare comfort e design. Come l’acciaio, disperdono velocemente il calore quando vengono spenti e, pertanto, sono adatti ad abitazioni vissute solo parzialmente.

Possiamo quindi affermare che, per una seconda casa, vissuta solo in determinati periodi e non in maniera costante, la scelta potrebbe ricadere su caloriferi in acciaio o in alluminio. Dato il loro maggior rapporto qualità/prezzo, sentiamo di consigliare, in definitiva, l’installazione di termosifoni in alluminio.

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Come si effettua il calcolo del fabbisogno termico?

Devo sostituire l’impianto di riscaldamento della mia casa e vorrei sapere: come si effettua il calcolo del fabbisogno termico?

Riuscire ad avere in casa la giusta temperatura, diciamolo, non è una questione semplice. È possibile, tuttavia, avere un’idea abbastanza precisa di quale caldaia o di quanti radiatori sia necessario installare, affinché si raggiunga un buon risultato. In questo ci aiuta il calcolo del fabbisogno termico. Perché questo sia esatto, bisognerà richiedere l’intervento di un tecnico specializzato; possiamo, tuttavia, individuare i criteri necessari per avere un’idea indicativa della potenza termica della nostra casa.

Cos’è il calcolo del fabbisogno termico

Il calcolo del fabbisogno termico di un’abitazione è un parametro utile a comprendere le dimensioni che dovrà avere l’’impianto di riscaldamento; esso prende in considerazione diversi fattori, quelli appunto di cui è composto l’impianto. Si dovrà dunque prendere in esame la potenza termica della caldaia (o della stufa a pellet) e dei radiatori. Nel calcolo andranno considerati anche altri fattori come: la coibentazione dell’abitazione, l’isolamento termico, la dispersione di porte e finestre e l’esposizione della casa.

Come si effettua il calcolo del fabbisogno termico

Veniamo al dunque. Per calcolare il fabbisogno termico di una casa (o anche semplicemente di una stanza), bisognerà prima calcolare il volume in metri cubi. Dovremo quindi moltiplicare i metri quadri dell’ambiente per l’altezza; tale cifra dovrà poi essere moltiplicata per un coefficiente, il quale indica le calorie (kcal) che servono per riscaldare un metro cubo d’aria.

Tale coefficiente può variare, a seconda della zona climatica in cui si trova la casa o a seconda dei vari fattori di dispersione; nel nostro caso, considereremo un valore medio di 35 kcal/m3. Per fare un esempio, quindi, una casa di 100mq con un soffitto alto 3 metri, avrà un volume di 300 metri cubi. Moltiplicando questa cifra per il coefficiente termico di 35 kcal/m3, otterremo un valore di 10.500 kcal. Questo è il valore approssimativo delle calorie.

Potenza termica della caldaia

Ottenuto il valore in calorie, dovremo convertirlo in kWh (cioè quanta energia è consumata da un kW in un’ora), così da avere un’idea abbastanza precisa della potenza della caldaia da acquistare. Il calcolo è piuttosto semplice: 1 kWh corrisponde a circa 860 kcal, basterà quindi dividere le calorie per questo valore e di otterrà la potenza in kWh. Tornando al nostro esempio, 10.500 kcal diviso 860 da come risultato 12,20 kWh; tale è la potenza termica richiesta per scaldare una casa di 100mq.

In conclusione, ricordiamo che il calcolo da noi effettuato è un esempio ed è puramente indicativo. Un tecnico specializzato effettuerà un sopralluogo, in genere gratuito, nella vostra abitazione e saprà indicarvi il calcolo esatto del fabbisogno termico.

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Trasformare il camino a legna in uno a pellet

Nella mia casa ho un caminetto che, però, non viene mai utilizzato, poiché ho poco spazio per stoccare la legna. Come posso trasformare il camino a legna in uno a pellet?

Un bel camino e un fuoco acceso danno già un’idea di relax; molto meno rilassante, di certo, è doversi approvvigionare di legna, stoccarla e portarla, di volta in volta, in casa. Si finisce, spesso, per non utilizzare più il camino, che diventa, quindi, un inutile orpello. Una pratica soluzione potrebbe essere quella di trasformare il camino a legna in uno a pellet; vediamo come.

Il camino: da legna a pellet

Grazie a dei pratici inserti, venduti già completi, è possibile convertire, in modo veloce, un comune camino a legna in uno alimentato a pellet. La conversione, inoltre, non è permanente; si può scegliere, in qualsiasi momento, di rimuovere il braciere per il pellet e inserire la griglia per il legno, e così avere di nuovo un camino tradizionale. L’inserto, dunque, andrà a rivestire l’interno del camino, lasciando intatto l’aspetto esterno della struttura. La possibilità, inoltre, di chiudere il camino con un vetro temprato, ne migliorerà ampiamente l’efficienza. Gli inserti in commercio si adattano ad ogni struttura e dimensione, rendendo la trasformazione piuttosto economica e semplice.

Vantaggi

Il primo vantaggio, nel trasformare il camino a legna in uno a pellet, è quello già citato del risparmio di spazio; a questo di aggiunge, certamente, il fatto che il pellet sporca molto meno della legna. I moderni camini a pellet, inoltre, posso essere programmati, così come succede con le stufe; in genere sono dotati, infatti, di un piccolo schermo per le impostazioni, nonché in alcuni casi, di apposita app per il controllo remoto da smartphone. Comodo, no? Potrete accendere il vostro camino a pellet mentre state tornando a casa e trovare già un ambiente caldo e accogliente. Un vantaggio da non sottovalutare, poi, è il costo contenuto del pellet; il costo di un sacchetto standard da 15kg, infatti, si aggira tra i 5 e i 10 euro, a seconda delle oscillazioni stagionali e della qualità del prodotto.

Installazione

Benché anche questo argomento sia sviscerato in maniera esaustiva in molti tutorial on-line, per l’installazione dell’inserto vi suggeriamo di rivolgervi ad un tecnico specializzato. Questo, infatti, saprà come intervenire, evitando di danneggiare l’impianto esistente. Data la praticità dell’operazione, il costo dell’intervento sarà piuttosto contenuto e, di certo, più economico che riparare il danno di un fai-da-te.

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Quali sono i vantaggi di un camino a bioetanolo?

Ho sentito molto parlare del bio camino e vorrei farlo installare nel mio appartamento. Quali sono i vantaggi di un camino a bioetanolo?

Avere tutta l’atmosfera di un bel camino in casa, nel giro di poche ore, non è mai stato così semplice, grazie al bio camino. Il bio camino, o camino a bioetanolo, infatti è di facile installazione e questo è, di certo, il primo, grande vantaggio.

Il bio camino

Per comprendere quali sono i vantaggi di un camino a bioetanolo, vediamo brevemente le caratteristiche di questo comodo elemento. Si tratta di un camino a tutti gli effetti, dal punto di vista estetico, nonché del riscaldamento; il bio camino, tuttavia, non è alimentato a legna ma a bioetanolo. Il bioetanolo è un combustibile, di origine naturale, ricavato dalla fermentazione di prodotti agricoli, particolarmente ricchi di zuccheri, come ad esempio i cereali. La sua origine naturale, lo rende dunque un combustibile ecologico e biodegradabile. Per quanto riguarda l’estetica, i bio camini sono disponibili in tante forme e stili, dal più classico a quello di design, nonché in tante dimensioni, adatte ad ogni ambiente casalingo.

Vantaggi di un camino a bioetanolo

Abbiamo già accennato alla sua facilità di installazione, nonché al suo carattere ecologico e alla grande varietà di scelta di bio camini. Ma i pregi di questo elemento non si fermano qui; riassumiamo quindi i vantaggi di un camino a bioetanolo.

  • non produce fumi nocivi e, anzi, sprigiona pochissima CO2;
  • non richiede manutenzione e non è soggetto ad alcuna legislazione specifica o a limitazioni nell’uso;
  • il combustibile non è ingombrante, né pesante (come invece la legna);
  • nessun allaccio all’impianto elettrico;
  • la canna fumaria non serve;
  • nessuna dispersione di calore.

Alcune accortezze con il bio camino

Non si può parlare di veri e propri difetti, in rapporto al bio camino, più che altro, diciamo, sono necessarie alcune piccole accortezze. Il bioetanolo è un combustibile e, come tale, è un materiale altamente infiammabile; di conseguenza, va utilizzato con molta attenzione, come qualsiasi materiale infiammabile. Il bio camino, affinché sia efficiente, va usato per scaldare ambienti di 20/30 mq al massimo; in ambienti più grandi, necessiterà di un’integrazione con il riscaldamento tradizionale.

Il camino a bioetanolo è, dunque, un elemento che vi consigliamo caldamente, è proprio il caso di dirlo, di installare nella vostra abitazione; pratico, semplice ed ecologico, darà alla casa tutta l’atmosfera di un vero camino, senza averne, tuttavia, le scomodità.

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Quanto si risparmia con una stufa a pellet

Vorrei installare una stufa a pellet e mi interessa capirne i consumi: quanto si risparmia con una stufa a pellet?

Il costo da sostenere, per riscaldare la nostra abitazione, a volte può diventare particolarmente salato e, di conseguenza, incidere nel bilancio famigliare. Eppure, risparmiare si può, ad esempio dotando la casa di una stufa a pellet. Questa può essere utilizzata, infatti, per integrare l’impianto di riscaldamento esistente, oppure sostituirlo in toto.

Costo del pellet

Il combustibile per questo tipo di stufe, il pellet appunto, è un ricavato degli scarti di lavorazione del legno. Il suo costo, al netto delle oscillazioni stagionali, si attesta in media tra i 5 e i 10 euro per un sacco da 15 kg. L’acquisto di quantità maggiori, comporta un maggiore risparmio ma, in questo caso, sarà necessario valutare la possibilità di stoccare il combustibile in un luogo adatto (fresco e asciutto).

Risparmiare con una stufa a pellet

Quantificare il risparmio che è possibile ottenere con una stufa a pellet, non è semplicissimo. Bisognerà innanzitutto valutare se, con la stufa, si vuole integrare oppure sostituire l’impianto esistente. Possiamo, tuttavia, comparare il costo per l’acquisto del pellet con quello di altri combustibili; il GPL, ad esempio, ha un costo di circa 239€ per MWh. A parità di produzione di energia, invece, il prezzo del pellet si aggira intorno ai 72 euro.

Nella tabella seguente è possibile confrontare i prezzi dei vari combustibili.

Qualità del pellet

Per comprendere quanto si risparmia con una stufa a pellet, è necessario valutare anche la qualità del combustibile. Il costo del pellet in commercio può oscillare, come accennato, tra i 5 e i 10 euro per un sacco standard da 15kg. Il perché di questa ampia forbice è spiegato dalla qualità del combustibile acquistato. Il miglior pellet, certificato A1, possiede infatti un alto potere calorifero e un basso valore di residuo delle ceneri; compensa, quindi, il suo costo con una maggiore efficienza.

Il consiglio, quindi, è scegliere un prodotto di qualità, certificato e garantito, affinché con una contenuta quantità di combustibile si possa riscaldare, in maniera efficiente, la propria abitazione. L’acquisto di un prodotto certificato, inoltre, mette al riparo da eventuali sostanze pericolose, che potrebbero essere contenute in pellet di dubbia provenienza.

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Differenze tra stufe a pellet canalizzate o ad aria

Vorrei far installare nella mia casa una stufa a pellet e vorrei capire: quali sono le differenze tra stufe a pellet canalizzate o ad aria?

Decidere di installare una stufa a pellet nella propria abitazione è, certamente, una scelta che consente di risparmiare sui costi del riscaldamento; si tratta, inoltre, di una soluzione pratica ed efficiente che non possiamo non consigliare. Data la larga diffusione delle stufe a pellet sul mercato può, tuttavia, diventare difficile orientarsi nella scelta della giusta stufa per la nostra casa. Vediamo, quindi, quali sono le differenze tra stufe a pellet canalizzate o a aria.

Stufe a pellet ad aria

Ideali per riscaldare un unico ambiente, le stufe a pellet ad aria sono perfette per integrare l’impianto di riscaldamento esistente. Aiutano, quindi, a raggiungere la temperatura desiderata, in breve tempo, nella stanza. Dal momento che questo tipo di stufe sfruttano i moti convettivi naturali, hanno il vantaggio di essere più pulite e sollevare meno polveri.

Stufe a pellet canalizzate

Le stufe a pellet canalizzate sono ideali per riscaldare più ambienti, anche distanti tra loro. Ciò è possibile tramite una semplice integrazione con il sistema di riscaldamento esistente. I modelli a ventilazione forzata distribuiscono l’aria calda nelle stanze, mediante tubi a parete. I modelli ad acqua, invece, consentono di scaldare direttamente i radiatori o l’impianto a pavimento.

Differenze

Possiamo, quindi, affermare che la differenza sostanziale è rappresentata dall’uso domestico che si farà della stufa a pellet. Se pensiamo, infatti, di scaldare tutta la casa con la stufa a pellet, la scelta dovrà ricadere su un modello canalizzato. Ciò comporta l’acquisto di una stufa potente, che sia in grado di fornire calore a più stanze contemporaneamente. Serviranno, inoltre, degli interventi sull’impianto esistente. Per riassumere, quindi, quali sono le differenze tra stufe a pellet canalizzate o ad aria, possiamo sintetizzare così:

  • la stufa ad aria aiuta l’impianto di riscaldamento esistente a produrre una maggiore quantità di calore, in una stanza specifica;
  • la stufa canalizzata si integra nell’impianto esistente, sostituendo la funzione svolta dalle comuni caldaie, per scaldare l’acqua che finisce nei radiatori o nel riscaldamento a pavimento.
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Come si effettua la manutenzione della stufa a pellet

Vorrei installare una stufa a pellet nella mia casa, per potenziare il riscaldamento di un’abitazione dotata solo dei classici radiatori. Come si effettua la manutenzione della stufa a pellet?

La comodità di avere in casa una stufa a pellet è un argomento che abbiamo già trattato. Tuttavia, è bene ricordare che questo genere di stufe necessita di manutenzione, ordinaria e straordinaria. Distingueremo, quindi, la pulizia della stufa a pellet, dalla manutenzione obbligatoria per legge.

Manutenzione obbligatoria della stufa a pellet

Per comprendere come si effettua la manutenzione della stufa a pellet, partiamo dalla legge: il D.P.R. 74/13, infatti, sancisce l’obbligatorietà della revisione annuale. La revisione, effettuata da un tecnico specializzato, andrà inserita nel libretto di impianto della stufa a pellet; il tecnico dovrà, infatti, rilasciare un rapporto di controllo e manutenzione. Il costo di questo controllo si aggira intorno agli 80 euro. Qualora sia necessario un intervento più approfondito, nonché un controllo della canna fumaria, il costo sarà ovviamente più elevato; tuttavia, l’efficienza della stufa ne uscirà certamente migliorata.

Pulizia della stufa a pellet

La stufa a pellet, come un tradizionale camino a legna, necessita di essere pulita ogni qual volta la si adopera. Per intenderci, le ceneri prodotte dalla combustione del pellet, vanno rimosse dopo ogni accensione. Oltre ad un maggiore igiene per la casa, ciò si traduce anche in una maggiore efficienza della stufa stessa. Una raccomandazione importante: ogni intervento di pulizia deve essere effettuato quando la stufa è spenta, fredda e scollegata dall’alimentazione a corrente.

Cassetto delle ceneri

L’apposito cassetto di raccolta delle ceneri, presente in quasi tutti i modelli di stufe a pellet, andrebbe vuotato, preferibilmente, dopo ogni utilizzo o, al massimo, ogni 2 giorni. Se vi siete dotati di uno specifico aspiracenere, tanto meglio.

Pulizia del vetro

Mantenere pulito il vetro della stufa a pellet, non solo consente di guardare la fiamma ardere, ma anche di rimuovere la fuliggine che, depositandosi, potrebbe compromettere le guarnizioni e far entrare più aria, aumentando i consumi.

Pulizia di parti in metallo e ceramica

La pulizia del corpo in metallo, nonché delle piastre in ceramica, della stufa a pellet andrà effettuata secondo necessità; ciò significa che non esiste un intervallo predefinito tra una pulizia e l’altra, ma che andrà valutato, di volta in volta, quando sia necessario intervenire. Si tratta di pulizie piuttosto semplici; un panno umido sarà più che sufficiente.

Smaltimento ceneri

Le ceneri prodotte dalla stufa a pellet, potranno essere smaltite nei rifiuti organici. Se invece volete riutilizzarle, sappiate che sono un ottimo fertilizzante, nonché un perfetto lucidante per l’argenteria e che è possibile usarle, al posto del sale, per sciogliere la neve o il ghiaccio.

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