Archivio per Categoria Ristrutturazioni

Tipologie di tende da sole in commercio

Ho un bellissimo terrazzo e, per poterlo vivere, dovrei trovare una soluzione per coprirlo. Quali sono le tipologie di tende da sole in commercio tra cui potrei scegliere?

Il terrazzo, se ben attrezzato, è di certo uno degli spazi della casa più gradevoli da vivere. Un arredamento studiato, delle belle piante ornamentali, sono elementi importanti, certamente; tuttavia, la vivibilità di un terrazzo non può prescindere da una buona tenda da sole. Le tende da sole, infatti, non solo proteggono il nostro terrazzo dai raggi diretti e dal calore, ma sono utili anche a dare una maggiore privacy allo spazio. Le tipologie di tende da sole in commercio sono varie; vediamone alcune nel dettaglio.

Tipologie di tende da sole

Possiamo, innanzitutto, suddividere le tende da sole in 4 tipi di strutture:

  • a guide laterali
  • con bracci estensibili
  • con cappottina
  • a caduta.

Tende da sole a guide laterali

Ideali per terrazzi anche di grandi dimensioni, le tende a guide laterali si caratterizzano per la struttura fissata al muro o al soffitto. La struttura, quindi, mantiene teso il telo, così che questo risulti più resistente al vento.

Tende con bracci estensibili

Questo genere di tende è composto da un sistema di bracci che, estendendosi, consentono di svolgere il telo e, così, di avere riparo dal sole. All’occorrenza, la tenda può essere riavvolta; bracci e telo scompariranno all’interno dell’apposito cassonetto, fissato al soffitto.

Tende con cappottina

Adatte alla copertura, per lo più, di spazi contenuti, le tende a cappottina hanno una tipica forma bombata, in cui il telo è fissato su una struttura arcuata.

Tende a caduta

Le tende a caduta sono composte da strutture leggere e avvolgibili; fissate al soffitto del terrazzo, scendono in verticale, rasenti la facciata, ed offrono così riparo dal sole dalla ventilazione.

Caratteristiche dei tessuti per le tende da sole

La tenda da sole, inoltre, affinché fornisca un’efficace copertura, deve essere provvista di un telo che presenti le seguenti caratteristiche:

  • resistenza all’acqua
  • protezione dai raggi UV
  • resistenza agli strappi.

I tessuti acrilici, in genere, presentano tutte e 3 le caratteristiche citate e, per questo, vengono preferiti ai tessuti naturali. Avranno, inoltre, una minore necessità di manutenzione.

Autorizzazioni

Un ultimo, breve spazio va dedicato a valutare se sia necessario richiedere delle autorizzazioni, prima di montare una tenda da sole in terrazzo. Se l’abitazione si trova in un palazzo, ad esempio, bisognerà avere il benestare dell’assemblea. Sarà, inoltre, necessario rispettare l’estetica del palazzo e, di conseguenza, la scelta di struttura e tessuti potrebbe non esser libera, ma dovrà sottostare al regolamento condominiale. L’installazione, in più, potrebbe richiedere un’autorizzazione del settore edilizia del proprio comune di appartenenza.

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Detrazioni per l’installazione di pannelli solari

Vorrei installare in casa un impianto solare e, per comprendere meglio il tipo di costo che dovrò sostenere, mi interessa sapere che tipo di incentivi potrei ricevere. Esistono delle detrazioni per l’installazione di pannelli solari?

A seguito della nuova Legge di Bilancio 2020, tutti gli incentivi previsti per il 2019 sono stati riconfermati. Per meglio comprendere a che tipo di detrazione si ha diritto e in quale ambito vanno considerati gli incentivi, dobbiamo però, innanzitutto, distinguere i pannelli solari termici dai pannelli solari fotovoltaici.

Pannelli solari termici

Destinati alla produzione di acqua calda per uso sanitario e per il riscaldamento, i pannelli solari termici rientrano nell’Ecobonus 2020, relativo al risparmio energetico e, pertanto, danno diritto a una detrazione IRPEF del 65%, entro una spesa massima di 60.000€, rimborsabile in 10 anni.

Pannelli solari fotovoltaici

I pannelli solari fotovoltaici, pur sfruttando come i pannelli termici l’energia solare, servono però alla produzione di energia elettrica. L’installazione di questo tipo di pannelli rientra nel Bonus Ristrutturazioni Edilizie 2020 e, di conseguenza, da diritto ad una detrazione IRPEF del 50%. A questo, la normativa aggiunge l’Iva al 10% (anziché al 22%).

Requisiti

Fatta questa doverosa distinzione, l’installazione di pannelli solari, sia per la produzione di energia che per quella di acqua calda, deve rispettare determinati requisiti, affinché dia diritto agli incentivi. Vediamoli insieme:

  • l’edificio deve essere esistente: l’installazione su nuove costruzioni, infatti, non da diritto a questo tipo di detrazioni;
  • il pagamento può avvenire solo a mezzo di bonifico parlante, dove si dovrà indicare la causale (con riferimento normativo Art. 16bis, DPR 917/1986), il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il codice fiscale o la partiva Iva del beneficiario del pagamento, il numero e la data della fattura;
  • la conformità del prodotto alla normativa europea;
  • la garanzia di almeno 5 anni per i pannelli;
  • presentazione della pratica ad Enea, entro 90gg dalla data di fine lavori.

Beneficiari

Attraverso la dichiarazione dei redditi, tramite 730 o Modello Unico, posso beneficiare degli incentivi tutti i privati cittadini, sia che l’installazione dei pannelli solari avvenga in private abitazioni, sia per locali adibiti a scopi commerciali.

La detrazione si applica a tutti i costi sostenuti per l’efficientamento energetico o per la ristrutturazione edilizia, compresi quindi:

  • acquisto dei prodotti
  • installazione
  • certificazione (laddove ci si avvalga di un professionista).

In ogni caso, e indipendentemente dalle detrazioni per l’installazione di pannelli solari, sia che la scelta ricada su un impianto a pannelli termici, sia sul fotovoltaico, si tratterà comunque di una soluzione green, che permetterà alla nostra casa di utilizzare energia rinnovabile, in questo caso quella solare, e, di conseguenza pulita ed eco-sostenibile. Sarà, insomma, una scelta amica dell’ambiente.

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Pavimento flottante: cos’è e come funziona?

L’impresa edile, che sta ristrutturando il mio appartamento, mi propone varie soluzioni per la pavimentazione del terrazzo, tra cui il pavimento flottante: cos’è e come funziona?

La pavimentazione flottante, o galleggiante, è un sistema sopraelevato per la posa delle piastrelle; utilizzato anche negli interni, si adatta perfettamente agli spazi esterni delle nostre case e, anzi, nella maggior parte dei casi si presenta come la migliore soluzione per terrazzi e balconi.

Il pavimento flottante, infatti, è ideale per ovviare ai problemi di dilatazione, dovuti a sbalzi termici, gelo o caldo estremo, a cui sono soggette le pavimentazioni esterne. Colle e stucchi, normalmente impiegati per la posa in opera, tendono infatti a dilatarsi in modo diverso dalle piastrelle su cui sono impiegati; per effetto del tempo e degli agenti atmosferici, quindi, la superficie piastrellata potrebbe rompersi o incrinarsi. Ciò non avviene con un pavimento galleggiante, poiché le suddette colle non vengono impiegate nella posa.

Per capire meglio, però, cos’è e come funziona un pavimento flottante, iniziamo a vedere gli elementi di cui si compone.

Guaina

La guaina è lo strato impermeabilizzante di cui viene ricoperta la superficie, in questo caso del terrazzo. Materiale isolante per eccellenza, la guaina impedisce all’acqua piovana di penetrare sotto il massetto e, di conseguenza, di causare spiacevoli infiltrazioni di umidità.

Supporti

Un volta posata la guaina sulla superficie del terrazzo, si procederà alla posa degli specifici elementi di supporto. Realizzati, in genere, in materiale plastico, tali supporti sono regolabili e, in alcuni casi, anche auto-livellanti, così da permettere una posa in opera facile e sicura.

Piastrelle

Il piano calpestabile della pavimentazione galleggiante è rappresentato dalle piastrelle, anche dette lastre di finitura o modulari.

Posizionate sopra gli appositi supporti, le piastrelle saranno subito calpestabili, senza dover attendere i tempi di “tiraggio” dei normali collanti. Inutile dire che la personalizzazione di tali lastre è pressoché infinita! Solo per parlare di materiali, la scelta può ricadere su:

  • il legno
  • il cemento
  • il gres porcellanato.

Inquadrata la composizione di un pavimento flottante, vediamo quali sono i vantaggi della sua installazione.

Economico

Dal momento che non richiede l’utilizzo di specifici collanti, il pavimento galleggiante risulta più economico di uno tradizionale; anche la posa sarà più rapida e, di conseguenza, ci consentirà di abbattere notevolmente anche le spese di messa in opera. Questo sistema, inoltre, consente la facile sostituzione anche di una sola lastra, senza dover di nuovo pavimentare l’intera superficie.

Veloce

Come accennato in precedenza, un pavimento flottante può essere subito calpestato dopo la sua installazione, senza gli inutili tempi di attesa, dati dall’uso delle colle. La posa è piuttosto veloce e, non di meno, può avvenire senza la rimozione della vecchia pavimentazione: il sistema sospeso, infatti, può essere applicato, senza problemi, sopra il vostro vecchio pavimento. Il vantaggio è chiaro: veloce e, ancora una volta, economico.

Pratico

Un pavimento galleggiante è pratico, sotto ogni punto di vista; sia per la sua facile e veloce installazione, nonché per la semplicità di rimozione. Ma è anche facile da pulire, date le caratteristiche dei materiali impiegati per realizzare le piastrelle. Non dimentichiamo, inoltre, che le lastre possono essere rimosse per intervenire, all’occorrenza, su eventuali impianti presenti sotto la superficie, oppure per ripristinare la guaina.

Un pavimento flottante, insomma, è un sistema piuttosto nuovo, ma già perfettamente rodato e, in più, altamente personalizzabile, che si adatta perfettamente all’uso in spazi esterni.

Da prendere, sicuramente, in considerazione anche come elemento di arredo per un piccolo terrazzo.

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L’impianto geotermico nella nostra casa

Sto ristrutturando la mia casa e volevo capire se sia possibile dotarla di un impianto geotermico: come funziona e quanto costa?

L’Italia è da sempre all’avanguardia nello sfruttamento della geotermia (letteralmente “calore della terra”); sin dai primi del ‘900, infatti, nel nostro paese sono attive centrali geotermiche, che sfruttano quindi il naturale calore prodotto dal sottosuolo. Si tratta, in genere, delle cosiddette centrali ad alta e media entalpia, per la produzione di energia elettrica.

Per l’uso domestico, invece, dove la geotermia serve a fornire riscaldamento e acqua sanitaria, si parla di impianti a bassa entalpia (o a pompa di calore).

Come funziona un impianto geotermico domestico

L’impianto geotermico per istallazione casalinga si compone essenzialmente di 3 elementi:

  • le sonde
  • la pompa di calore
  • il serbatoio di accumulo dell’acqua.

La sonda

Le sonde geotermiche sono tubature in polietilene che, attraverso un piccolo foro nel terreno, raggiungono la profondità (variabile, a seconda della zona, tra i 50 e i 150 metri) in cui il sottosuolo si trova ad una temperatura tra i 12 ed i 18 gradi.

La sonda dunque prende il calore naturale del suolo e lo trasmette alla pompa di calore, per effetto dello scambio termico e attraverso dei fluidi detti “termovettori”.

La suddetta pompa, sfruttando l’accumulo di acqua, trasferisce poi il calore al sistema radiante interno della casa.

Un impianto di questo tipo consente al terreno di fungere da serbatoio termico e quindi di riscaldare, prendendo calore in inverno, e rinfrescare, cedendolo in estate.

Basterà quindi dotare l’impianto di pannelli radianti o ventilconvettori (anziché dei normali radiatori, che servirebbero solo in fase di riscaldamento) per avere in casa una temperatura gradevole tutto l’anno. Il tutto con un unico impianto, anziché con l’utilizzo sia della caldaia che dei condizionatori.

I vantaggi di un impianto geotermico in casa sono innumerevoli

Innanzitutto è sicuro e non richiede grande manutenzione. Non usa combustibili che possano arrecare danni di alcun tipo e gli elementi che lo compongono hanno una grande durabilità nel tempo.

La geotermia, inoltre, sfruttando il naturale calore del sottosuolo, è un’energia pulita e rinnovabile; ciò la rende quindi sia ecologica che economica, con un occhio sia all’ambiente che al portafogli.

I costi

Il costo iniziale per creare l’impianto è piuttosto variabile e dipende in larga parte dallo scavo per installare le sonde nel terreno, nonché dalla grandezza dell’edificio che andrà ad usufruire dell’impianto stesso. Potremmo dire, in maniera molto indicativa, che il costo per una centrale geotermica per uso domestico si aggira tra i 15 e i 20 mila euro, laddove una buona metà è rappresentata dallo scavo e installazione delle sonde.

Si tende, in genere, a consigliare l’installazione di un impianto geotermico soprattutto nelle nuove costruzioni, dal momento che queste rispetteranno già le stringenti norme di isolamento termico previste per legge. In assenza di un adeguato isolamento, infatti, la geotermia non sarebbe abbastanza efficiente da giustificare il costo, certamente medio-alto, dell’installazione.

Un impianto geotermico, inoltre, risulta molto economico, nel complesso, se paragonato ad un tradizionale impianto a gasolio. L’efficientamento energetico, invece, risulterà più scarso rispetto ad un impianto alimentato a metano.

In finale, fatte le dovute valutazioni in merito alla fattibilità e all’ammortizzazione della spesa iniziale, un impianto geotermico in casa presenta quindi vantaggi, in termini di ecologia ed economia, che nessun altro tipo di impianto può vantare.

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La Prevenzione Sismica: che cos’è e come farla?


Voglio acquistare una piccola casa in un borgo medioevale in Umbria e, visto il territorio a rischio terremoti, volevo avere maggiori informazioni riguardo la prevenzione sismica dell’immobile.

Che cos’è e come si realizza?


La prevenzione sismica è un metodo di salvaguardia e controllo antisismico dedicato agli edifici già esistenti.

Un terremoto è un fenomeno naturale improvviso ma le cui conseguenze oggi possono essere rese meno dannose adottando misure di prevenzione che rendano più sicuri gli edifici.  

In un Paese ad alto rischio sismico come il nostro, la prima cosa da conoscere e, dove necessario migliorare, è il grado di sicurezza degli immobili.

Il tutto attraverso adeguate misure antisismiche

La bellezza e allo stesso tempo la criticità del nostro bel paese sta tutta nel fatto che, ad oggi, continuiamo ad abitare e utilizzare edifici di vecchia concezione e realizzazione, soprattutto nei centri storici e nei piccoli borghi. 

Proprio per questo, il primo passo di questo genere di prevenzione da terremoti è la diagnosi degli edifici esistenti.

Solo attraverso questi controlli tecnici è possibile conoscere le esigenze dell’immobile interessato.

L’ Ordinanza 3274 (OPCM n. 3274 del 2003) ha introdotto la diagnosi per la prevenzione sismica.

Quest’ordinanza, obbliga valutazioni sismiche sul patrimonio edilizio nazionale per conoscere le reali condizioni delle costruzioni già presenti, prima di pianificare e progettare qualsiasi intervento.

I professionisti incaricati per effettuare la diagnosi preventiva antisismica, sono gli architetti e gli ingegneri esperti in campo edilizio.

Con i risultati di questo primo step preventivo, i tecnici saranno in grado di scoprire le criticità dell’edificio.

In base a questi risultati potranno poi procedere alla definizione di un progetto e in fine alla realizzazione dei lavori per la prevenzione sismica dell’immobile.


Giornata della Prevenzione Sismica

Per promuovere l’importanza della di questo tipo di prevenzione sugli immobili, grazie alla fondazione Inarcassa, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri e il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, è nata la giornata nazionale della prevenzione sismica, il 20 ottobre di ogni anno.

In quest’ottica, è stato scelto novembre come il mese della prevenzione sismica.

A novembre è quindi possibile richiedere una visita tecnica da parte di un professionista qualificato.

Il tecnico incaricato verrà ad effettuare una prima diagnosi sullo stato dell’immobile controllato.

Per maggiori informazioni si può consultare il sito www.giornataprevenzionesismica.it

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TINY HOUSE: Che tipo di abitazioni sono e perché acquistarle?


Ho appena acquistato un piccolo lotto di terreno edificabile dove vorrei realizzare un’abitazione a basso costo.

Nelle mie ricerche ho scoperto l’esistenza di piccole case prefabbricate chiamate Tiny House.

Come sono fatte e che caratteristiche hanno?


Le Tiny House, sono delle micro case prefabbricate che reinterpretano la concezione di spazio abitativo e lo modificano radicalmente, puntando più sulla qualità piuttosto che sulla quantità. 

La casa rimane sempre il posto nel quale tornare a fine giornata, nel quale ospitare e ricevere amici e parenti, ma si è trasformata, in questi ultimi decenni, in un luogo transitorio, per molti da cambiare più volte nel corso della vita a causa delle esigenze lavorative o familiari.

Oltre a questo, l’importante ridimensionamento del nucleo familiare, con pochi figli a carico, ha portato a una drastica riduzione degli spazi abitativi, con la costruzione di appartamenti di metrature ridotte e una grande diffusione di monolocali o bilocali.

In questo nuovo contesto socio-culturale, il mercato immobiliare è sensibilmente cambiato adattandosi alle nuove richieste del mercato, con l’introduzione di nuove tipologie abitative come le Tiny House.

Le Tiny House, sia per i costi di costruzione e di mantenimento, che per il senso ecologico e la coscienza ambientale, stanno avendo sempre più presa soprattutto su di una clientela giovane.

Alla base della filosofia di questa tipologia di abitazioni sta la domanda “Perché costruire una casa enorme quando si può avere la stessa comodità, con costi ridotti e minor impatto ambientale, in case estremamente più piccole?”


BENEFICI DELLE TINY HOUSE

Semplificazione

Dovendo garantire tutte le comodità in spazi ristretti, bisogna eliminare il superfluo. 

Ogni angolo ha la sua funzionalità ed è pensato appositamente per essa.

Nel loro essere “micro”, le Tiny House contengono tutto ciò che veramente serve, non concedendo spazio al superfluo.

Autosufficienza

Le Tiny House forniscono energia elettrica, acqua e riscaldamento senza l’uso obbligatorio di una connessione alla rete locale di distribuzione energetica.

Questo è possibile grazie a particolari sistemi che sfruttano l’energia solare ed eolica, a sistemi di raccolta e ad apparecchi per la depurazione dell’acqua.

Mobilità

Le Tinny House offrono la possibilità di spostarsi ovunque si voglia, come fossero semplici rimorchi o roulotte.

Economicità

Le Tiny House, non dovendo dipendere da nient’altro che da sé stesse, possono definirsi come le case più economiche al mondo

È infatti possibile costruire la propria “micro casa” a basso costo, senza più preoccupazioni di mutuo e bollette energetiche, in quanto autosufficienti.

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Si può costruire una casa in legno su un terreno agricolo?


 

Ho  recentemente avuto in eredità un terreno agricolo di 5000 mq e  vorrei  sfruttarlo costruendoci sopra una casa prefabbricata in legno. È possibile?

 

Prima di capire se si può costruire una casa prefabbricata in legno in un terreno agricolo, va spiegato cosa si intende proprio per terreno agricolo.

Un terreno agricolo è quel lotto di terra dove si può esercitare un’attività di coltivazione, di allevamento del bestiame e di attività connesse.  Per attività connesse intendiamo, per esempio, la trasformazione o la lavorazione di prodotti agricoli che rientrano nel ciclo produttivo del terreno.

Lo scopo principale di destinare ad area agricola una parte di territorio è quello di limitare l’attività di edificazione in tale area. Si protegge, cosi, il paesaggio, l’ambiente e si mantiene un equilibrio ottimale tra aree libere e aree costruite o in costruzione.

Chi può costruire

Detto questo, è opinione comune che in un terreno agricolo non si possa costruire una casa. Questa affermazione non corrisponde completamente a verità, in quanto l’attività di costruzione non è del tutto vietata ma è consentita solo entro parametri particolarmente ristretti e ben definiti.

Vengono escluse, di conseguenza, quelle tesi in base alle quali le case prefabbricate in legno sarebbero esenti da questi vincoli, solo perché realizzate in materiale eco-sostenibile, più leggero, senza l’ausilio di fondazioni e lavori di sbancamento e scavo eccessivamente invadenti rispetto ai manufatti in muratura.

Nella realtà dei fatti, per poter realizzare una costruzione sopra un terreno agricolo bisogna essere, innanzitutto, un coltivatore diretto o imprenditore agricolo o professionale. Un eccezione a questa regola,  è quella della costruzione di edifici non destinati ad abitazione, ma complementari alla gestione del terreno (magazzini, fienili, stalle,etc.)

In ogni caso al proprietario del terreno sono richieste autorizzazioni comunali.

Le autorizzazioni per costruire riguardano sia l’edificazione di edifici in muratura, sia quelli prefabbricati in legno.  Servono, quindi, il Permesso di Costruire e di eventuali nulla osta legati a restrizioni specifiche del terreno, oltre che mantenersi nei parametri stabiliti nell’indice di edificabilità previsto per l’area.

Sta poi ad ogni comune/provincia/regione la gestione di determinate leggi e normative che vincolano questi aspetti. È necessario, quindi, informarsi riguardo alle licenze richieste dal Regolamento Edilizio Comunale in cui si trova il terreno.

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Che cos’è la “Casa Passiva”?


 

Sto prendendo informazioni per costruire per me e la mia famiglia una casa eco-sostenibile e tra le varie opportunità e possibilità ho sentito parlare per la prima volta della “casa passiva”. Che cos’è?

 

La casa passiva, (Passivhaus nella sua originale denominazione tedesca e Passive House in lingua inglese) è attualmente il miglior modello costruttivo di edificio dal più alto livello di risparmio energetico.  

Un edificio che si distingue dagli altri per i suoi altissimi standard di qualità di vita, grazie ai suoi minimi fabbisogni energetici

L’importanza della casa passiva non è data soltanto dalle sue altissime prestazioni energetiche, ma anche dal suo altissimo valore di confort.  Questo è calcolato già in fase progettuale, valutando tutti i diversi parametri che influenzano il livello di confort all’interno degli spazi della casa, per far si che la persona che la vive abbia la reale percezione di stare in uno spazio perfetto.

Da un punto di vista prettamente energetico, un edificio passivo, ha un consumo talmente basso che permette il riscaldamento o il rinfrescamento degli spazi, sfruttando soltanto il suo impianto di ventilazione dell’aria, con un valore che deve essere inferiore a 15kWh/m2a.

Per la realizzazione di questo genere di edifici, vanno rispettati rigidi parametri costruttivi, caratterizzati principalmente e sinteticamente da:

  • Studio della forma e del posizionamentoper una migliore ombreggiatura ed esposizione rispetto al sole
  • Impianto di ventilazione interna controllataad alto recupero di calore e bypass estivo
  • Finestre ed infissi ad elevato isolamento termico
  • Isolamento termico di altissima qualità
  • Assenza di ponti termici, cioè di zone con flusso di calore interno/esterno diverso
  • Involucro dell’edificio con impermeabilità all’aria

Tutto questo fa degli edifici passivi, il modello a cui ispirarsi per le costruzioni del futuro.

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Scala a chiocciola o scala a giorno?


 

Possiedo una piccola abitazione su due livelli attualmente collegati esternamente. Per unirli internamente, meglio una scala a chiocciola o una scala a giorno?

 

Per unire due livelli, un soppalco, o comunque una struttura sopraelevata con il piano sottostante, la soluzione da sempre usata è stata la scala.   Ma con il termine scala, si generalizza troppo, in quanto questa ha avuto sin da tempi remoti, diversi utilizzi in base alla loro conformazione, dimensione ed estetica.   Da semplici scale a pioli in legno, fino ad arrivare alle grandi scalinate in muratura e marmo dei palazzi signorili.  Ogni tipo di scala ha quindi avuto da sempre una sua forma ben precisa in base al suo scopo finale.

 

Ad oggi, parlando di tipi di scale per unire internamente due livelli, ci si orienta principalmente su due tipologie:

 

Scala a Chiocciola

Questa tipologia di scala, si riconosce perché è l’unica che si sviluppa sul suo steso asse, su sé stessa, costituendo un ristretto sviluppo in orizzontale, in quanto si snoda quasi esclusivamente in altezza.   È quindi particolarmente indicata per essere posizionata in piccoli spazi, o comunque in situazioni dove si cerca il minimo ingombro, ha un veloce montaggio, (essendo quasi sempre prefabbricata) ed è in grado di adattarsi a diverse soluzioni progettuali.  Di contro, essendo particolarmente stretta, non è indicata per un uso da parte di soggetti con ridotte funzioni motorie (anziani e disabili) e per una salita/ discesa di più persone contemporaneamente, se non in particolari casi di realizzazione su misura.

 

Scala a Giorno

La scala che tutti immaginiamo pensando alla parola stessa, quella classica, con uno sviluppo sia in larghezza che in altezza.   Questa tipologia, a differenza da quella a chiocciola, permette una maggior flessibilità creativa, in quanto consente di variare l’uso di materiali e forme differenti.  Può essere in muratura, quindi fissa e creata sul posto, ma anche smontabile e personalizzabile.

Le sue migliori qualità sono quelle di un elevata stabilità, una maggior ampiezza e comodità per il passaggio di più persone e una buona adattabilità a diverse soluzioni architettoniche.

Come controparte negativa, la scala a giorno, ha che essendo di ampie dimensioni, non è indicata per piccoli spazi e in alcuni casi necessita di verifiche strutturali per la sua applicazione.

 

Quindi, volendo ora rispondere sinteticamente alla domanda sulla scelta tra queste due tipologie di scala, si può affermare che nel caso di un collegamento tra due livelli in un appartamento o casa di piccole dimensioni, la scelta migliore è quella della scala a chiocciola, per la sua stessa conformazione e destinazione d’uso in spazi ridotti.

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Case Prefabbricate, quali sono i Pro e i Contro?


 

Io e mia moglie abbiamo deciso di costruire la nostra prima casa indipendente. Ci piacerebbe una casa prefabbricata ma vorremmo sapere, quali sono i pro e i contro di questa tipologia di costruzione?

 

La casa prefabbricata è una tipologia di costruzione che si basa sull’utilizzo di moduli pre-costruiti in aziende appositamente create e successivamente assemblati direttamente sul luogo di destinazione finale.    Questo genere di abitazione è recentemente salita alla ribalta nel nostro paese dopo anni di diffidenze per quanto riguardava l’ambito edilizio residenziale, cioè dedicato alle abitazioni private. Infatti per l’edilizia industriale, questa tecnologia costruttiva era già da anni sfruttata e apprezzata.

Fino a poco tempo fa, la parola casa prefabbricata evocava nel cliente privato l’immagine dei bungalow in legno da campeggio o i container per le emergenze, mentre adesso con il fiorire di aziende anche locali specializzate nella loro costruzione e con architetti ed ingegneri esperti del settore si sta scoprendo la loro affidabilità e sicurezza.

 

Andiamo adesso a capire i pro e i contro di questa tecnologia costruttiva e abitativa.

 

 

PRO

– Le case prefabbricate hanno un alto valore tecnologico

 

Sono eco-sostenibili

 

Hanno un importante risparmio energetico e di costi rispetto alla classica metodologia costruttiva

 

– Rispetto all’edificazione standard di un’abitazione, i costi sono sempre sotto controllo, in quanto la costruzione modulare prefabbricata esce dall’azienda quasi totalmente pronta al montaggio sul terreno scelto (e debitamente preparato ad accoglierla).   Il preventivo di fabbrica è comprensivo di tutte le spese (dalla progettazione, alla creazione, al trasporto, al montaggio finale) e quindi l’abitazione viene consegnata “chiavi in mano” al prezzo pattuito in fase di progettazione

 

Sono costruzioni antisismiche, grazie proprio alla loro tecnologia e quindi, vista la conformazione del nostro paese, molto adatte al territorio

 

– In fase di progettazione, permettono una varietà di scelta per i materiali di costruzione (in legno, in cemento e laterizio, in vetro e metallo, etc.)

 

– Infine, uno dei fattori “pro” più significativi è quello delle tempistiche di realizzazione ridotte, rispetto ad un tempo medio-alto degli standard, consentendo di avere un’abitazione pronta ad accogliere i proprietari in 2-3 mesi. Questo aspetto poi può variare a seconda del progetto e della sua complessità

 

 

 

 

CONTRO

– Quando si ha a che fare con le abitazioni prefabbricate, bisogna innanzitutto avere le idee chiare in fase di progettazione.   Essendo generalmente una costruzione “a moduli fissi”, questa successivamente non può essere modificata e quindi i mq di progetto devono esser ben calcolati e studiati.   Le pareti interne non potranno essere aperte o spostate in base ad un uso diverso degli spazi, come invece si può fare con l’abbattimento di tramezzi o pareti non portanti nelle classiche abitazioni moderne

 

– Genericamente la casa prefabbricata proprio per la sua tecnologia costruttiva ha uno standard di dimensionamento dell’edificio, ne troppo piccolo e nemmeno troppo sviluppato in altezza (su più di due livelli)

 

– Il progetto classico di una casa prefabbricata, oltre ad avere la sua realizzazione delle parti in aziende esterne, e costituito anche dalla realizzazione di un “appoggio” in loco corretto e funzionale alla struttura che ci andrà sopra.   Generalmente bisogna contattare un’azienda esterna a quella della casa per la costruzione di una base con tutti gli allacci energetici pronti per essere poi collegati alla casa.   Quindi l’ambiente dove sorgerà l’abitazione si dovrà adattare alla rigorosa disposizione costruttiva dell’immobile prefabbricato e non viceversa rispetto ad una progettazione classica che è maggiormente malleabile e adattabile all’ambiente circostante

 

– A livello di progetto, non consentono l’estrema personalizzazione degli spazi e della forma finale della casa che invece permette una progettazione architettonica standard.

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